Il termine fu coniato dallo psicologo e criminologo e Nils Bejerot, che aiutò la polizia durante il furto ad una banca di Stoccolma nel 1973. In questa occasione alcuni dipendenti della banca furono tenuti in ostaggio dai rapinatori per diversi giorni. Le vittime successivamente provarono una forma di attaccamento emotivo verso i rapinatori fino a giungere al punto, una volta liberati, di prenderne le difese.

Fonte
Fonte – scena del film “Quel pomeriggio di un giorno da cani” – anche qui è possibile rintracciare molti aspetti legati alla cosiddetta Sindrome di Stoccolma (relazione tra i ladri della banca e gli impiegati sequestrati)

La sindrome di Stoccolma è uno stato psicologico particolare che si manifesta in seguito ad un episodio estremamente violento o traumatico, ad esempio un sequestro di persona o un abuso ripetuto. Il soggetto durante l’abuso o la prigionia, prova un sentimento positivo, fino ad un vero e proprio innamoramento, nei confronti del proprio carnefice, creando una sorta di vera e propria alleanza o solidarietà.

La Sindrome di Stoccolma nasconde un significato legato all’adattamento, in questo senso aiuta la sopravvivenza della vittima/e, riuscendo a realizzare una sorta di empatia (o legame profondo) con il punto di vista dell’aggressore. La vittima infatti, mostrandosi più collaborativa, riesce ad controllare la follia del persecutore dal quale dipende totalmente e riduce la possibilità che su di lui si scagli la violenza e l’aggressività del suo aguzzino.

Identificazione con l’aggressore

Concetto ideato per la prima volta dallo psicoanalista Sandor Ferenczi e ripreso dalla figlia di Sigmund Freud, Anna Freud. Si fa riferimento ad un particolare meccanismo di difesa dove la vittima di abusi o di violenze più o meno ripetute, mette in atto atteggiamenti e comportamenti propri del suo aggressore, identificandosi appunto con esso in maniera del tutto inconsapevole. Tipico il caso di soggetti pedofili che sono stati abusati a loro volta da bambini.

Film che trattano questo tema:

  • Buffalo 66 (1998) di Vincent Gallo
  • Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani. Narra la storia di Max, portiere di notte in un albergo ed ex-gerarca nazista e di Lucia, ex-deportata e moglie di un direttore d’orchestra. Tra i due nasce un amore oscuro in bilico tra vendetta e passione sanguinaria, cominciato molti anni prima tra le porte del lager dove entrambi si erano amati. Rincontratisi nel 1957 nell’albergo dove lui lavora, i due continueranno la loro relazione sadomasochista fino alla morte, raggiunta in una grigia mattinata. Più innamorati che mai, verranno uccisi per mano dei vecchi camerati di Max, che li faranno fuori per paura di venir scoperti.
  • La bella e la bestia (1991) film Animazione
  • Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975) di Sidney Lumet
  • Saw – in questa serie cinematografica il personaggio di Amanda da vittima si trasforma in carnefice, proprio all’interno della relazione con il suo aguzzino (l’enigmista).

Bibliografia:

  • Lingiardi V., Madeddu F., (2002). I meccanismi di difesa. Raffaello Cortina.
  • www.ilcorriere.it

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