La famiglia ben funzionante non si definisce per l’assenza di stressconflitti e problemi, ma per l’efficacia nel modo in cui li gestisce continuando ad adempiere alle sue funzioni. Questo a sua volta dipende dalla struttura e dall’adattabilità della famiglia. Come altri organismi adattabili le famiglie hanno bisogno di formare un qualche tipo di organizzazione interna che stabilisca come, quando e con che si entra in comunicazione.

Nessuna famiglia potrebbe funzionare se i suoi componenti non accettassero un certo grado di interdipendenza e qualche forma di gerarchia. Ogni coppia di individui si adatta reciprocamente in modo che ciascuno sviluppa aspetti selettivi di se stesso, mentre l’altro assume una caratteristica complementare. Per poter analizzare e comprendere la struttura famigliare dobbiamo fare riferimento ai seguenti concetti chiave:

  1. Sottosistemi e Confini: Marito e moglie formano il “sottosistema coniugale” che funge da potente contesto di sostegno reciproco e partecipano anche con i figli al “sottosistema genitoriale” organizzato intorno a questioni di educazione, guida e disciplina. I figli da parte loro formano il “sottosistema fraterno”. Le regole che prescrivono chi dovrebbe essere in contatto con chi e su che cosa sono chiamate “confini”. Come una membrana cellulare, i confini devono essere abbastanza saldi per proteggere il sano sviluppo del sistema e della crescita individuale. Confini eccessivamente rigidi o impermeabili d’altra parte, ostacolerebbero il buon funzionamento della famiglia, e persino la loro vitalità come organismo.
  2. L’organizzazione gerarchica: L’organizzazione gerarchica della famiglia è espressa da regole che prescrivono diversi livelli di potere decisionale per i diversi individui e sottosistemi. In generale in una famiglia ben funzionante i genitori occupano una posiziona gerarchica superiore rispetto ai figli, sono quelli che comandano non rispetto all’autoritarismo ma nel senso di leadership e protezione.

La struttura della famiglia ben funzionante si modifica nel tempo e si adatta alle esigenze e ai bisogni evolutivi dei suoi membri. La definizione di famiglia disfunzionale è molto semplice, si riferisce ad una famiglia che non è in grado di provvedere alla crescita dei suoi componenti. In alcune famiglie definite disimpegnate, i confini tra i membri sono eccessivamente rigidi, la distanza emotiva è eccessiva. La “sindrome” del disimpegno comprende il fallimento nel mobilitare il sostegno reciproco, l’insufficiente sviluppo delle funzioni di nutrimento e protezione e un’eccessiva tolleranza per le deviazioni.

Nelle famiglie invischiate invece i confini sono eccessivamente deboli e c’è un’eccessiva prossimità tra i membri, la famiglie sembra chiusa in se stessa, con un basso livello di differenziazione individuale e di autonomia. Le reazione del gruppo ad un qualsiasi comportamento deviante è molto intensa in modo tale da ristabilire subito l’omeostasi perduta. Gli elementi che indicano il livello di invischiamento delle famiglie sono date da un aumento del tasso di comunicazione, eccesso di preoccupazione e protettività, reciproche richieste di lealtà, paralisi nei momenti di transizione per sviluppare modalità diverse di agire. Questo sistema familiare è caratterizzato da una stretta interdipendenza tra i sui membri.

Questi due tipi di famiglie sopra descritti sono ideali nel senso che non risultano mai come tipi puri all’osservazione naturale. La maggior parte delle famiglie disfunzionali comprendono aree di transazione sia invischiate che disimpegnate. Le famiglie diventano disfunzionali nel momento in cui si combinano elementi stressanti nella famiglia che non riesce ad affrontarli nella maniera dovuta. Molti autori affermano che la famiglia sana è una sottocultura che si è formata nel corso di molte generazioni attraverso il cambiamento di ruoli e funzioni nel tempo. In essa sorgono dei problemi nel momento in cui alcuni cambiamenti non sono permessi e in modo particolare quando l’assegnazione di ruoli e funzioni si irrigidisce diventando irreversibile e cristallizzandosi nel tempo.

Bibliografia:

  • Dicks H.V. (1967). Marital Tensions. Clinical Studies toward a Psychological Theory of Interaction. Routledge and Kegan Paul, London. (Tr. it. Tensioni coniugali. Studi clinici per una teoria psicologica dell’interazione. Borla, Roma, 2005).
  • Minuchin S. (1976). Famiglie e terapia della famiglia. Astrolabio. Roma.

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