Il ciclo di vita della famiglia fa riferimento all’evoluzione e alla crescita di un gruppo di persone che hanno specifici rapporti affettivi o di parentela non necessariamente vincolati da matrimonio. Questa crescita personale riguarda ogni elemento del gruppo e può essere suddiviso in diversi stadi, scanditi dai principali compiti evolutivi che ciascun membro deve portare a termine:

  1. Il giovane adulto (il giovane adulto deve avere la possibilità di differenziazione e definizione del proprio sé, soltanto in questo modo potrà avvenire l’accettazione della separazione dai proprio genitori)
  2. La nuova coppia (ogni coppia per funzionare in maniera adeguata deve formare un’identità di coppia e successivamente ridefinire le relazioni con le rispettive famiglie d’origine)
  3. La famiglia con bambini piccoli (il passo principale consiste nell’accettazione del passaggio dalla diade alla triade, ossia l’assunzione dei ruoli genitoriali e ridefinizione dei rapporti con le due famiglie d’origine)
  4. La famiglia con figli adolescenti (secondo periodo di separazione-individuazione dei figli adolescenti)
  5. La famiglia dopo che i figli sono usciti di casa (riadattamento delle relazioni di coppia e ruolo genitoriale)
  6. La famiglia nell’età anziana (cambiamento dei ruoli generazionali e successivo sostegno alle generazioni di mezzo)

Ognuna di queste tappe prevede dei compiti di sviluppo ben definiti, dove ciascun famigliare deve in un certo modo cambiare il proprio assetto relazionale. Il passaggio da una fase all’altra è scandito da quelli che vengono definiti “eventi critici”. Questi eventi innescano i processi trasformativi necessari allo sviluppo e alla crescita del sistema famiglia.

Naturalmente ogni passaggio viene fatto per gradi grazie a “microtransizioni” ossia cambiamenti non drastici che si verificano giorno per giorno e che permettono di acquisire competenza e abilità per gradi. Nelle microtransizioni troviamo una sovrapposizione tra vecchie e nuove modalità comportamentali.

Un modello dello sviluppo famigliare dovrebbe comprendere momenti di continuità, come nelle microtransizioni, e momenti di discontinuità come avviene per il concetto di evento critico. La risoluzione dell’evento critico permette il passaggio alla fase successiva del ciclo vitale, per questo motivo risulta di fondamentale importanza andare ad osservare il modo in cui la famiglia è stata in grado di riadattarsi.

I compiti di sviluppo sono legati a cambiamenti comportamentali e relazionali che ogni membro della famiglia affronta per rispondere in maniera attiva alle esigenze trasformative che un determinato periodo richiede. Lo stress familiare diviene più intenso nei momenti di transizione da uno stadio all’altro del processo evolutivo.

In questi periodi è più facile riscontrare la comparsa di sintomi patologici legati ad interruzioni o disorganizzazioni evolutive. Le diverse sintomatologie possono rappresentare i campanelli d’allarme che segnalano un blocco del ciclo vitale o comunque che la famiglia sta procedendo a fatica nella transizione verso la fase successiva.

Dott. Giuseppe Del Signore

Bibliografia

  • Bowlby J., (1979). Costruzione e rottura dei legami affettivi. Raffaello Cortina Editore. Milano.
  • Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A. (2002). Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia. Il Mulino, Bologna.
  • Malagoli Togliatti M. (2002). Il ciclo vitale. In Malagoli Togliatti M., Telfner U. (a cura di), Dall’individuo al sistema. Manuale di psicopatologia relazionale (pp. 109-118)Bollati Boringhieri. Torino.

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