Revolutionary Road

 

locandina

di Sam Mendes (2008)

Film tratto dall’omonimo romanzo di Richard Yates, pubblicato nel 1961 e uscito in Italia con il titolo “i non conformisti”. Il regista crea un adattamento molto aderente al romanzo per descrivere la condizione sociale dell’America degli anni cinquanta basata essenzialmente sul conformismo e l’apparenza, dove una forte negazione dei bisogni più intimi dell’individuo è sacrificata per il mantenimento di una facciata condivisibile e subito riconosciuta.

Una società divisa tra “avere ed essere” che sopprime la ricerca interiore e l’emergere di un individualismo più intimista. Un contesto in cui la personalità può essere declinata soltanto in ciò che si possiede e le persone possono essere riconosciute solo in quanto facenti parte di qualcosa.

Frank (Leonardo Di Caprio) e April Wheeler (Kate Winslet) sono una coppia americana con i loro due figli, che vive una vita apparentemente ordinaria nel quartiere periferico di Revolutionary Road in un sobborgo del Connecticut. Dietro le loro maschere di sicurezza apparente, si nasconde una profonda frustrazione per l’incapacità di sentirsi realizzati nel lavoro e nelle relazioni. Frank è soffocato da un ben pagato ma noioso lavoro impiegatizio, April è una casalinga che rimpiange ancora di aver abbandonato la propria carriera di attrice e le aspirazioni giovanili.

In questa cornice molto impostata, la coppia di giovani sposi si vede costretta a mettere in discussione le proprie ambizioni e fantasie adolescenziali proprio perché in conflitto con la realtà oggettiva dei fatti. La relazione tra i due è strutturata da una collusione comune. Frank cerca di fare di ogni avvenimento della sua vita qualcosa di veramente grandioso, quasi eroico. Questa che potremmo definire una polarizzazione di ruoli, svolge la sua funzione di collante nel rapporto. La rappresentazione di se come uomo in relazione all’altro sesso può essere retta solo se il partner conferma questa imago con l’unico scopo di attivare una compensazione narcisistica.

In questa prospettiva April subisce una svalutazione ad uso del marito che sembra aver la scena tutta per se, almeno nella relazione tra i due. Frank in un certo senso ha cercato nel partner il suo complementare, che in questo caso viene ad assumere la funzione di oggetto-sé ideale così come avviene per April in un gioco di reciproche identificazioni proiettive. In quest’ottica manca un reale monitoraggio reciproco dell’emotività e dei sentimenti nei due partner, messi in secondo piano dalle simbolizzazioni dei diversi livelli del contesto.

La crisi della coppia è subito rintracciabile nella squallida relazione extraconiugale che il marito intrattiene con la collega di lavoro, mentre la moglie sola e depressa rimane incastrata nella routine tra mura domestiche. Successivamente anche April, dopo una cena con una coppia di amici, tradirà Frank con il suo migliore amico. Il tradimento di Frank spinto da un bisogno prettamente narcisistico, viene messo in contrasto con quello di lei che assume valenze più reattive e depressive, prive di estetica ed emotivamente più fredde. In precedenza, infatti, nel tentativo di arginare la crisi dell’idillio, April cerca di riattivare nel marito un motivo di riscatto fantasticando una vita diversa a Parigi.

Questa fantasia di fuga diventa un modo per far emergere una progettualità ormai bloccata e incapace di innescare una mitopoiesi famigliare e di coppia. In effetti questa forza è delegata ad altri nel contesto più ampio, ossia quello sociale. Le mitologie della coppia speciale, creativa e diversa, altro non sono che un ulteriore imbrigliamento nel substrato collettivo, con aspettative dettate da altri, soprattutto dai vicini di casa invadenti, e colluse dalla coppia stessa che si riconosce in questa visione seducente.

Inoltre il marito ha avuto una promozione sul lavoro che gli permetterebbe oltre all’affermarsi come professionista, anche di riscattare l’immagine paterna. Questa è una spinta per lui troppo forte, alla quale non può sottrarsi. In lui si accende il barlume della realizzazione di un sogno. La riattivazione della sua creatività finalmente funzionale e aderente alla realtà, gli permette di sognare e di protendersi in avanti. Questo non succede alla moglie ormai stanca di vivere di luce riflessa dell’immagine del marito.

Quale tra i due coniugi Wheeler è veramente originale e “rivoluzionario”? Frank o April? Forse entrambi ma in modalità diverse. L’essere creativo di Frank è comunque ancorato alla realtà oggettiva e socialmente riconosciuta, ne abbiamo una chiara conferma nella promozione che riceve sul lavoro, proprio grazie ad un suo slancio emotivo. Per April invece le cose non stanno così. La sua creatività è una trasposizione del suo malessere interiore, una voglia di emergere che non trova riscontro nel reale e nel rendersi conto di questo palesa i lati più oscuri del suo carattere senza mettere in atto strategie per cambiare la situazione.

Da un punto di vista psicodinamico possiamo definire Frank come un giovane adulto con uno sdoppiamento di tipo isterico. Infatti attaccamento e sessualità sembrano a volte scindersi e declinarsi in agiti, come nella scena in cui lo vediamo cimentarsi nel ruolo di seduttore e uomo “fallico” che piace e seduce l’ingenua di turno. Per poi ritornare a vivere la sua relazione di sicurezza con la propria moglie. April invece sembra aver strutturato una personalità polarizzata in senso depressivo, sempre pronta a fantasticare su un passato idealizzato e lontano cercando di ri-attualizzarlo ma senza riuscirci.

Soltanto John (Michael Shannon), il figlio della vicina di casa, folle e alienato, intuisce la crisi della coppia e lo sfaldamento dell’immagine dietro la quale vivono i Wheeler, costretti a recitare un’ostentata sicurezza che non gli appartiene. Saranno le sue parole dirette e prive di sfumature a lesionare la superficie levigata della loro vita, lasciando affondare sogni e ambizioni, silenzi e ipocrisie, dove il peso del “non detto” diventa insostenibile.

La figura di John mentalmente disturbato, disadattato, diventa il ritratto estremo di ciò che questa condizione esistenziale tende per sua natura a celare e a nascondere. Il pazzo che dice la verità, il folle che assume il ruolo di attore coreutico che sintetizza ed esplicita le motivazioni più profonde di questa coppia, mette lo spettatore in grado di decifrare i vissuti più profondi dei due personaggi.

Dott. Giuseppe Del Signore

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