Hiroshima mon amour

 

di Alains Resnais (1959) 

Il film è noto come una delle prime opere di ispirazione per la Nouvelle Vague francese e per l’uso innovativo dei flashback. Questo movimento definito “nuova onda” nasce alla fine degli anni cinquanta in Francia e trova al suo interno registi del calibro di Francois Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Clode Chabrol ed Eric Rohmer.

Movimento cinematografico che rappresenta l’innovazione della tecnica di fare cinema legata soprattutto al modo particolare di intendere questa arte, il cinema come rappresentazione del vissuto più profondo dell’essere umano. Racchiude al suo interno alcuni tra i registi più famosi che hanno saputo re-inventare la tecnica di espressione cinematografica, generando nuove mitologie molto diverse da quelle Hollywoodiane.

In Giappone per girare un film sulla pace, un’attrice francese (Emanuelle Riva) ha una relazione passionale con un architetto giapponese (Eiji Okada). Questo amore le ricorda quello che durante la guerra ebbe nella natia Nevers con un giovane soldato tedesco (Bernard Fresson), ucciso sotto i suoi occhi. La storia tra i due viene narrata tramite l’alternanza di immagini dei loro corpi che si toccano e si intrecciano e la distruzione che la bomba atomica ha portato sulla città di Hiroshima.

Nessuno dei due ha una conoscenza esatta dei terribili fatti successi a Hiroshima al tempo della distruzione della città: non hanno “visto”. Ma l’architetto giapponese porta la storia di Hiroshima impressa indelebilmente nel suo spirito col ricordo della sua famiglia distrutta, così come la donna porta entro di sé il ricordo della morte del soldato tedesco, che la trascinò sulle soglie della follia.

Ora sono entrambi felicemente sposati. La donna ha cercato di seppellire il passato ma nonostante questo si ritrova a cercare l’amore perduro in avventure sentimentali che in un modo o nell’altro diventano una sorta di riedizione del suo primo grande amore, ossia quello per il soldato tedesco.

Il suo amante tenta invece di superare ed in un certo modo di esorcizzare il dramma della devastazione lavorando alla riedificazione della città. Non hanno che poche ore davanti a loro, la donna deve infatti ripartire per la Francia e l’uomo cerca di rincorrerla nelle vie della città sperando in suo ripensamento.

Il gioco che nasce tra i due diventa per la donna un copione già scritto e recitato, un amore impossibile nella speranza di attualizzare una relazione ormai perduta. Infatti la donna non avendo elaborato il lutto per la morte del soldato tedesco, ricerca quella relazione idilliaca e idealizzata nel rapporto adultero con altri uomini.

É lei stessa a confessare all’amato che non è la prima volta che tradisce il marito e forse, come possiamo immaginare nella scena della sala da tè, questo succederà di nuovo. Parliamo quindi di due amanti che si incontrano in uno scenario apocalittico, post-bellico che fa da sfondo e riassume lo spazio di condivisione dei due.

L’amore tra la bellezza del contatto, del nuovo, della rigenerazione da un lato e dall’altro la consapevolezza in entrambi della vacuità, di un qualcosa destinato a terminare in un tempo brevissimo. Come lo scoppio della bomba devasta tutto ciò che trova dinnanzi a sé così il ricordo dell’amore rimane stampato nelle memorie e fa male.

Memorie che diventano il giardino dell’olocausto, il museo di Hiroshima che contiene i feticci, vengono messi in paragone con le memorie stesse dello spettatore il quale inorridisce innanzi alla guerra e prova compassione per i due amanti. Il ricordo alcune volte è doloroso ma diventa essenziale.

Alcuni avvenimenti come la bomba su Hiroshima non devono essere dimenticati e devono tramandarsi nelle generazioni successive in senso di una memoria storico-sociale. Questo non è molto diverso se prendiamo in considerazione il singolo individuo. Le memorie di ognuno di noi sono strutturanti la storia personale e servono come pilastri per ricordare a noi stessi chi siamo.

Su un testo di Marguerite Duras (scrittrice e regista), Resnais, cineasta della memoria, ha fatto un film rendendolo opera d’arte il cui fascino nasce dall’impiego dei contrari. Da una parte troviamo Nevers in Francia e Hiroshima in Giappone che fanno da sfondo alla narrazione di etnie e culture diverse, l’amante tedesco perso per sempre e quello giapponese, attuale, reale ma inconsistente.

Passato e presente si intrecciano, la percezione nuova di loro stessi si mescola con le rispettive immagini mentali del passato. Il ricordo doloroso e la fatalità dell’oblio sono narrati da una tecnica che miscela magistralmente il dialogo a due e il monologo, il documentario e la poesia.

Dott. Giuseppe Del Signore

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