Obesità

L’eccessiva disponibilità di cibo e lo stile di vita sedentario delle società occidentali, hanno determinato un aumento progressivo del peso medio delle popolazioni. L’obesità è un problema diffuso, che può arrecare gravi conseguenze sul piano medico e psicologico.

Fernando Boero - La Famiglia - Fonte

Fernando Botero – La Famiglia – Fonte

Oltre all’aumentato consumo di cibi ricchi di energia e di grassi, la generale tendenza alla sedentarietà ha contribuito in modo notevole al vistoso incremento della prevalenza dell’obesità.

Questo nuovo stile di vita è favorito dal rilancio tecnologico che riduce al minimo sforzo ogni attività della giornata. La riduzione dell’attività fisica quotidiana, causa importante dello sviluppo del sovrappeso, è progressiva con l’aumentare dell’età soprattutto nel sesso femminile.

Nell’ambito delle attività sedentarie, che occupano la maggior parte della giornata dei ragazzi,la televisione e il computer hanno il primato e sono causa di effetti importanti tra cui la riduzione del metabolismo e la sottrazione di tempo ad altre attività più dispendiose di energia. Anche la visione delle pubblicità televisive sugli alimenti, che invitano le persone a mangiare, favoriscono la voglia di cibo.

La persona obesa, al di là dei disturbi fisici provocati dall’eccesso di peso, è anche tormentata dal fatto che la sua figura è totalmente diversa dall’ideale estetico proposto dalla nostra società, che esalta un’estrema magrezza soprattutto nel sesso femminile. Il trattamento dell’obesità è estremamente difficile. L’enorme successo finanziario dei libri sulle diete, degli istituti di bellezza e dei programmi di riduzione del peso, testimoniano quanto sia faticoso e difficoltoso dimagrire (Dalle Grave, 1995).

L’obesità fa parte di un disturbo dell’alimentazione, caratterizzato da una serie di comportamenti quantitativamente alterati, all’interno dei quali troviamo l’iperfagia e l’atto di piluccare (Marcelli e Braconnier, 2003). L’iperfagia è caratterizzata da un apporto eccessivo di cibo ed è in genere familiare, mentre l’atto di piluccare si manifesta al di fuori dei pasti e può essere protratto anche per tutta la giornata. Questo mangiucchiare di continuo può essere associato ad uno o più prodotti che di solito non necessitano né di preparazione né di ricerca (biscotti, cioccolate, caramelle ecc.) e sono in un certo senso a “portata di mano”.

La pubblicità, soprattutto quella televisiva che per metà è dedicata alla promozione di prodotti alimentari, contribuisce all’aumento di questo comportamento aumentando l’assunzione di cibi ricchi di grassi, bevande con scarso valore nutritivo, patatine, snack ecc. (Dalle Grave, 1995). L’atto di piluccare accompagna tutte le varie attività svolte dal soggetto durante la giornata che comunque è prevalentemente dominata dall’inattività e dalla solitudine. Dopo l’assunzione di cibo, che non comporta un senso di sazietà, il soggetto descrive sensazioni di malessere interiore e un vissuto di colpa (Marcelli e Braconnier, 2003).

BINGE EATING DISORDER

Diete troppo restrittive possono portare le persone obese ad una trasgressione del regime dietetico stesso. Questa trasgressione viene attribuita alla propria debolezza e incapacità di resistere alle tentazioni con conseguente senso di colpa e autocondanna. Questo circolo vizioso genera due possibili conseguenze: La prima è quella, tipica di soggetti rigidi, perfezionisti e con tendenze depressive, che dopo una trasgressione, ricominciano una dieta ancor più restrittiva saltando pasti e eliminando carboidrati.

Con il passare del tempo, periodi di dieta soffocante e periodi di abbuffate incontrollate si ripetono sempre più frequentemente fino ad arrivare ad una condizione molto simile al Binge Eating Disorder. Questa sindrome viene descritta come episodi ricorrenti di abbuffate compulsive tali da suscitare sofferenza e disagio. Le abbuffate compulsive capitano in media almeno due giorni alla settimana per almeno una volta alla settimana e non sono associate all’uso abituale di comportamenti impropri di compenso (vomito autoindotto, lassativi, clisteri, diuretici, digiuno, esercizi fisici eccessivi).

In questa situazione si crea un vero e proprio circolo vizioso caratterizzato da dieta restrittiva – aumento del desiderio di cibo – abbuffate compulsive – sensi di colpa e autosvalutazione – dieta.

Una certa quota di pressione sociale alla magrezza spinge la persona a iniziare una dieta, la maggior parte delle volte molto restrittiva, che provoca un aumento del desiderio di cibo. Successivamente, nel corso di un periodo difficile caratterizzato da ansia, depressione o solitudine, si verificano delle abbuffate compensatorie alle quali seguono inevitabilmente sensi di colpa. Per far fronte all’autosvalutazione che ne consegue, queste persone di solito iniziano un’altra dieta ancor più gravosa.

Dott. Giuseppe Del Signore

Bibliografia 

  • CURTIS H., SUE BARNES N. : “Invito alla biologia”, 1996, Zanichelli editore, Milano, cap. 26 “La Digestione”.
  • DALLE GRAVE R. : “Il Peso ragionevole”, 1995, Positive Press, Verona.
  • TASK FORCE OBESITY ITALIA ( TFOI) : “LiGIO’99” Linee guida italiane obesità”, Nazario Melchionda coordinatore del sottogruppo di lavoro, 1999, Edizioni Pendragon, Bologna.

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