La Scelta del Partner

“Il Bacio” – foto di Robert Doisneau

La sollecitudine e la responsabilità sono elementi costitutivi dell’amore, ma senza il rispetto per l’essere amato, e senza la conoscenza di lui, l’amore degenera in predominio e possessività.
Il rispetto non è amore e reverenza, denota la capacità di vedere una persona qual è, di essere consapevoli della sua visibilità e singolarità.

- Erich Fromm – ”Dalla parte dell’uomo.”

Perché e di chi ci innamoriamo?

La “scelta del partner” è una complessa mescolanza tra mito famigliare, mandato inerente ad esso e ricerca di soddisfacimento di bisogni più strettamente legati alla persona. Secondo Fairbairn la creazione di un mondo interiore è da rintracciare unicamente in esperienze frustranti o comunque negative e la tendenza ad innamorarsi di una persona e non di un’altra è data appunto dalla spinta di una costante relazionale negativa caratterizzata da una coazione a ripetere e quindi ad attualizzare relazioni oggettuali passateNaturalmente solo le coppie più rigide cercano nell’altro di creare una relazione del tutto uguale ai propri modelli interiorizzati. La formazione di una coppia nasce anche dalla ricerca inconscia di modificare una certa idea di relazione. Quindi in definitiva possiamo affermare che la spinta verso il partner è dovuta a due componenti.

La prima è quella della spinta a ripetere un qualcosa di già noto che rappresenta una conferma di noi stessi, la seconda è una tendenza al cambiamento che ci proietta verso il futuro e nella modifica di un modello frustrante interiorizzato. La formazione della coppia genera una sorta di identità a due, un’area privata interna che può essere paragonata ad una membrana cellulare, un “io pelle” che racchiude i due partner separandoli dall’esterno. Altri ancora paragonano quest’area ad un contenitore di esperienze reciproche. Ad un livello inconscio profondo è come se si formasse una sorta di comunicazione attraverso quello che viene chiamato “monitoraggio affettivo reciproco”. 

La stabilità all’interno della coppia è data da un continuo allineamento di motivazioni e affetti riproponendo quel senso di appartenenza che rinnova l’identità stessa della coppia. Nella formazione della coppia ciascun partner porta il proprio bagaglio di rappresentazioni interne, ossia gli schemi di “essere con”. La forza dell’incontro con l’altro riesce ad attivare certi schemi e non altri, in modo tale da formare una sorta di “complementarietà inconscia”.

Wynne (1984) ha descritto un modello dello sviluppo delle relazioni interne che interessano la coppia. L’autore sostiene che nelle famiglie così come in altri sistemi interpersonali, i processi relazionali seguono una certa sequenza di sviluppo. Nella progressione tra un processo e l’altro c’è un certo livello di sovrapposizione e continuità:

  1. Attaccamento: l’ipotesi di base è che tale componente rappresenta le fondamenta nella costruzione di una relazione stabile. Nell’adulto l’attaccamento si esplica maggiormente su relazioni di affiliazione tra pari e rivolto verso una persona con la quale si ha anche una relazione di tipo sessuale.
  2. Comunicazione: rappresenta la capacità di condividere interessi comuni per mezzo di uno scambio reale di significati. Comunicare in questo caso significa focalizzare l’attenzione su idee condivise portando a significati altrettanto mutui.
  3. Soluzione congiunta dei problemi: ci troviamo di fronte a nuovo processo che ha riscontro quando la coppia ha raggiunto un certo grado di stabilità. In questo caso entrambi i partner cominciano a muoversi verso obbiettivi comuni sia di tipo più individuale che di coppia, impegnandosi reciprocamente nelle situazioni che si presentano.
  4. Mutualità: tale capacità è legata all’accettazione di rinegoziare alcune regole per la trasformazione in nuovi modelli di relazione. Tutto ciò diventa possibile con lo scambio reciproco.
  5. Intimità: rappresenta il termine del processo di sviluppo e non sempre si ritrova al di là della mutualità anche perché è legata ad ideali di certe realtà storico-culturali.

La scelta del partner viene fatta principalmente per somiglianza o differenza con il genitore del sesso opposto. In questo modo possiamo distinguere due diverse categorie:

  • Scelta per contrasto: quando la scelta del partner viene fatta in base a differenze personologiche e caratteriali del genitore del sesso opposto.
  • Scelta complementare: in questo caso il partner viene scelto per somiglianza con il genitore del sesso opposto.

Nelle prime fasi della costruzione del rapporto tutte le coppie sottoscrivono un primo contratto caratterizzato prevalentemente da una parte cosciente che ha funzione di contenimento e forza unificante che è costituita da norme esplicite e accordi consapevoli. La parte più sommersa di questo primo contratto, strutturata su una forte idealizzazione di se stessi, dell’altro e del rapporto che si sta formando, si caratterizza per una forte illusione.

Per chiarire meglio la formazione del primo contratto possiamo far riferimento al concetto di “contratto fraudolento”, dove ognuno dei contraenti coglie l’immagine dei bisogni più profondi dell’altro e agisce come se proprio lui dovesse essere quello che li soddisferà, anche se tutto ciò è irrealizzabile. Nella fase dell’innamoramento ognuno propone inconsapevolmente all’altro, ma anche a se stesso, un immagine ideale di sé; il partner sarà più o meno attratto da questa immagine, nella misura in cui essa corrisponde alla soluzione di antichi bisogni profondi.

Quanto più una persona ha dovuto reprimere nell’infanzia bisogni vitali per l’impossibilità che i genitori li soddisfacessero, tanto più nella fase dell’innamoramento questi riemergeranno insieme all’illusione che verranno finalmente soddisfatti. L’innamoramento e quindi la scelta del partner è scarsamente legato alle caratteristiche proprie dell’oggetto amato. Nel corso del ciclo vitale della coppia gli elementi che fondavano il primo contratto si rivelano superati e i relativi vincoli insopportabili, al punto da richiedere un nuova strutturazione e rinegoziazione delle aspettative.

Possiamo sostenere che la coppia ben funzionante avrà le capacità di poter elaborare la delusione e di conseguenza di rinegoziare il proprio rapporto. La maggior parte delle coppie che richiedono l’attenzione dello psicologo si trovano nell’ampio spettro del circuito della delusione.

Successivamente la scelta del matrimonio presuppone un cambiamento significativo di contesto. Alcuni studi si sono concentrati sull’analisi delle differenze e similarità tra matrimonio e convivenza riscontrando differenze soprattutto a livello simbolico. Il rituale della cerimonia nuziale, come tutti i riti, ha una funzione di passaggio e costituisce una linea di demarcazione tra due diverse fasi del ciclo vitale, inoltre facilita la trasformazione a nuove modalità relazionali.

Dicks (1967) si riferisce al matrimonio come una “relazione terapeutica naturale” in quanto si verifica un incastro tra i due mondi interni dei partner. Secondo l’autore si manifesta una sorta di attribuzione reciproca a livello inconscio di bisogni e sentimenti a discapito dei propri confini individuali. Jackson ha creato una tipologia di coppia distinguendo tre diversi tipi di interazione:

  1. Simmetrico: in queste coppie il rapporto paritario si basa sul conflitto dove non si ha mai un attimo di tregua che può sfociare nelle così dette escalation simmetriche.
  2. Complementare: troviamo uno dei due partner in posizione one-up e l’altro in posizione one-down. Questo tipo di interazione estremizzata si riscontra nelle coppie sadomasochiste.
  3. Misto: mescolanza equilibrata tra i due. Ognuno di questi può avere un suo potenziale patologico, ma l’autore ritiene preferibile il modello reciproco, in quanto permette una maggiore flessibilità.

Dott. Giuseppe Del Signore – Psicologo

 

“Ergetevi insieme, ma non troppo vicini: poiché il tempio ha colonne distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.”
(K. Gibran)

 

Bibliografia

  • Andolfi M., Angelo C. (2002). Tempo e mito nella psicoterapia famigliare. Bollati Boringhieri. Torino.
  • Angelo C. (1999). La scelta del partner. In Andolfi M. (a cura di), La crisi della coppia. Una prospettiva sistemico-relazionale (pp. 23-41). Raffaello Cortina Editore. Milano.
  • Dicks H.V. (1967). Marital Tensions. Clinical Studies toward a Psychological Theory of Interaction. Routledge and Kegan Paul, London. (Tr. it. Tensioni coniugali. Studi clinici per una teoria psicologica dell’interazione. Borla, Roma, 2005). 
  • Malagoli Togliatti M., Agrisani P., Barone M. (2003). La psicoterapia con la coppia. Il modello integrato dei contratti. Teoria e pratica. Franco Angeli, Milano.
  • Malagoli Togliatti M., Cotugno A. (1996). Psicodinamica delle relazioni familiari. Il Mulino, Bologna.
  • Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A. (2002). Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia. Il Mulino, Bologna.
  • Malagoli Togliatti M. (2002). Il ciclo vitale. In Malagoli Togliatti M., Telfner U. (a cura di), Dall’individuo al sistema. Manuale di psicopatologia relazionale (pp. 109-118). Bollati Boringhieri. Torino.
  • Norsa D., Zavattini G. C. (1997). Intimità e collusione. Raffaello Cortina, Milano.

 

 

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