Fonte – Locandina del film “Amour” – Michael Haneke

Che cosa è la malattia di Alzheimer?

Il morbo di Alzheimer è una demenza degenerativa invalidante ad esordio prevalentemente senile, oltre i 60 anni, ma può manifestarsi anche prima. La malattia (o morbo) di Alzheimer è oggi definita come quel “processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l’individuo che ne è affetto incapace di una vita normale”.

Definita anche “demenza di Alzheimer”, viene appunto catalogata tra le demenze essendo un deterioramento cognitivo cronico progressivo. Tra tutte le demenze quella di Alzheimer è la più comune rappresentando, a seconda della casistica, oltre il 60% di tutti i casi di demenza. La malattia si manifesta inizialmente come demenza caratterizzata da amnesia progressiva e altri deficit cognitivi. Il deficit di memoria è prima circoscritto a sporadici episodi nella vita quotidiana, ricordarsi cosa si è mangiato a pranzo, cosa si è fatto durante il giorno, oppure che riguarda l’organizzazione del futuro prossimo, come ricordarsi di andare a un appuntamento.

Poi man mano il deficit aumenta e la perdita della memoria arriva a colpire anche la memoria riguardante fatti della propria vita o eventi pubblici del passato e le conoscenze acquisite, mentre la memoria che riguarda l’esecuzione automatica di azioni, viene relativamente risparmiata.

I familiari di un paziente con demenza – trattamento non farmacolocico
Le forme di trattamento non-farmacologico consistono prevalentemente in misure comportamentali, di supporto psicosociale e di training cognitivo. Tali misure sono solitamente integrate in maniera complementare con il trattamento farmacologico. I training cognitivi sono utilizzati sia per stimolare e rinforzare le capacità neurocognitive residuali, sia per migliorare l’esecuzione dei compiti di vita quotidiana.

Fondamentale è inoltre la preparazione ed il supporto, informativo e psicologico, rivolto anche ai familiari del paziente o alle persone che se ne prendono cura. Il cambiamento che la malattia porta nel carattere, nel comportamento e nelle funzioni cognitive della persona malata, unito alle difficoltà di comprensione e all’incapacità del malato di esprimere gratitudine, fa si che il peso dell’assistenza aumenti.

Quando il lavoro di cura è molto impegnativo, il familiare finisce spesso per dedicarsi completamente al malato, dimenticando se stesso e perdendo di vista la percezione delle sue energie che inevitabilmente, possono venire meno, generando stress. Questo stress nei familiari, si può manifestare attraverso sintomi fisici come il senso di fatica e l’insonnia, attraverso quelli psicologici come il senso di colpa, le alterazioni dell’umore, la scarsa fiducia in sé e l’irritabilità e le reazioni comportamentali come l’isolamento fino alla chiusura difensiva al dialogo.

Le persone avvertono lo stress quando non riescono più a dedicarsi all’ammalato in modo tranquillo, a rispondere in modo positivo alle tante richieste che la situazione porta con sè, quando sono assorbite dalla cura del malato a tal punto da non riuscire a ritagliarsi un piccolo spazio per se stesse. Se gli impegni che ruotano intorno al familiare malato sono molti e faticosi, può essere utile, la dove è possibile, delegare ad altri e/o aprirsi ai servizi che il territorio offre.

Inoltre al fine di non esaurire completamene le energie è importante imparare a fermarsi, fare una pausa per ricaricarsi. A volte può voler dire prendersi una vacanza, altre volte uscire con un amico o semplicemente guardare la televisione. E’ importante imparare a ritagliare un po’ di tempo per sé, anche perché il benessere della persona malata dipende molto spesso dal benessere della persona che si prende cura di essa.

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